Dalla Turchia alla Romania…
con questo autore rumeno proposto da Lavinia: “Vai e vivrai” di Radu Mihaileanu…libro da cui è stato tratto un film vincitore dell’Orso di Berlino.
Ci si ritrova a casa di Lavi e Filo giovedi 14 giugno alle ore 21
“Il mio nome è rosso” di Pamuk…un thriller orientale
Il commento più sentito è stato: “Poteva benissimo essere più breve”…un libro pedante in certe parti, anche se scritto bene.
Decisamente originale come struttura e come stile. I diversi punti di vista danno molto movimento al testo. Interessante il confronto tra l’arte e il modo di pensare orientale e quello occidentale.
Un ultima cosa: …mamma li turchi….
“Caos Calmo”…un libro metropolitano
Melania, che ha proposto il libro, dice di essere stata colpita soprattutto dal messaggio che in certe situazioni la gente si aspetta delle reazioni da te, atteggiamenti standard che spesso non coincidono con il nostro stato d’animo, ma solo con una conferma che si è nel giusto da parte del resto della società, e quando qualcuno reagisce diversamente la gente attorno perde il senso dell’orientamento.
Altri hanno trovato surreale la situazione lavorativa del personaggio e monotono il fatto che tutto sia raccontato da un solo punto di vista, molto maschile…
Sono stati apprezzati in modo particolare l’episodio del bambino down con la macchina e l’idea della “radiomanzia”.
In generale un bel libro!
“Il dolore perfetto”…un libro perfetto
Anche quest’anno Katia ha proposto veramente un bellissimo libro, molto emozionante, vero, commovente. E soprattutto ben scritto. L’autore è come se ti coccolasse con le parole, ti avvolgesse in questa rete di ricordi che svaniscono, di storie che alla fine si ripetono, di nostalgia per il passato e speranza per il futuro. Tu fai e la vita disfa a suo piacimento, e un tempo forse questo si accettava meglio.
Un altro messaggio: non chiamare mai un figlio “Sole”….porta sfiga
Comunismo e cristianesimo in una sola figura
Il libro proposto da Stefano M., ossia “Che Guevara visto da un cristiano”, nonostante la tematica interessante, è stato letto completamente da solo poche persone…eroi…In effetti si tratta di un saggio, anche molto filosofico e pedante a tratti (lunghi tratti) sul Che, il suo pensiero e il come questo si concilia con l’ottica cristiana.
Lo stile non ha certo aiutato. Anche se la coerenza del personaggio e la sua vita rimangono un’ispirazione e un baluardo contro l’ipocrisia del sistema economico, che sia comunista o capitalista.
La serata si è conclusa con la visione de “I diari della motocicletta”, un resoconto del viaggio del Che da giovane con il suo amico Alberto Granada attraverso tutto il continente sud americano…..bellissimo….
“Il mio nome è rosso” di Orhan Pamuk
ISTANBUL COPERTA DALLA NEVE, 1591. UN MINIATURISTA SCOMPARE E VIENE TROVATO MORTO IN UN POZZO. Stava lavorando ad un libro segreto che Zio Effendi preparava per il Sultano, insieme ad altri tre miniaturisti. Anche Zio Effendi viene brutalmente assassinato.
Suo nipote Nero deve scoprire il colpevole, se vuole sposare la cugina Seküre, che aspetta invano da quattro anni il ritorno del marito dalla guerra e di cui lui è sempre stato innamorato.
La trama gialla è solo un mezzo per un romanzo di ben altre aspirazioni: rappresentare due mondi a confronto, l’Oriente e l’Occidente.
Sono due modi diversi di porsi davanti alla realtà, alla religione e ai grandi problemi dell’ universo, identificati nelle due scuole di miniatura di Maestro Osman e di Zio Effendi.
Per Osman è giusto seguire la tradizione: non si deve rappresentare quello che l’occhio vede ma quello che Allah vede, un’astrazione della realtà, perfetta e immutabile per sempre. La cecità è lo stato di visione supremo, quando non è più necessario vedere per dipingere, perché tutta la realtà è già impressa nella memoria del miniaturista.
Zio Effendi, invece, è affascinato dalle tecniche dei pittori occidentali, perché l’arte concepita secondo i loro canoni offre l’eternità sia a chi viene rappresentato nel ritratto sia a chi lo esegue che si caratterizza con un suo stile differenziato. Ma questa è una visione peccaminosa dell’arte, un’offesa per Allah, l’unico eterno.
Voci diverse intervengono nel romanzo a raccontare la storia, come diverse pennellate del miniaturista che rifinisce la cornice di una pagina per lasciar spazio al racconto nella parte centrale.
I capitoli portano alternativamente il titolo di chi parla, da ‘Io sono il morto’, ai ‘Quattro miniaturisti’, a ‘Di me diranno che sono un assassino’, a ‘Nero’.
Invidie e rivalità, ma anche diverse forme di amore, arte e religione, in una ridda di storie dentro altre storie, come quelle raccontate dalla bella Sheherazade nelle Mille e una notte, per tracciare un grandioso arazzo di un mondo che non ha ancora deciso se lasciarsi incantare dalle novità dell’Occidente o restare ancorato alle tradizioni, perché, come dice Zio Effendi, ad Allah appartengono l’Oriente e l’ Occidente.
“Caos calmo” di Sandro Veronesi
Pietro Paladini è un uomo realizzato: ha un ottimo lavoro, è sposato con una donna che ama e ha una figlia di dieci anni. Un giorno, dopo aver salvato la vita a due turiste che rischiavano di annegare, tornando a casa, scopre l’improvvisa morte della moglie. E’ l’inizio di un percorso di rinascita interiore in cui Pietro alla fine ritroverà l’amore per la vita, stringendosi alla figlia e mettendo in discussione quei valori che per troppo tempo aveva dato per scontati.
“Il dolore perfetto” di Ugo Riccarelli
Due storie di famiglie parallele, ma destinate a incontrarsi. Quella del Maestro, giovane anarchico che arriva da Sapri, alla fine dell’Ottocento, per insegnare in un paesino della Toscana, dove si stabilirà avendo dalla vedova Bartoli numerosi figli dai nomi emblematici: Ideale, Libertà e Cafiero. E quella di Rosa e Ulisse Bertorelli, commerciante di maiali, da cui nasceranno Annina e Achille. L’amore tra Annina e Cafiero è solo un momento dell’intreccio di vicende pubbliche e private, realistiche e fantastiche, che l’autore costruisce in questo romanzo, epopea di drammi e di ideali, di personaggi all’altezza dei grandi sommovimenti della storia.
“Che Guevara visto da un cristiano” di Giulio Girardi
Un cristiano, teologo e sostenitore della nonviolenza attiva, esamina in profondità la vita, gli scritti, la morte del guerrigliero eroico, materialista e ateo, che ha combattuto il sistema oppressore con le armi in pugno, teorizzando e vivendo la rivolta. Un confronto serrato che esplora le fonti dell’impegno militante di Che Guevara, alla ricerca delle convinzioni e dei valori sottesi alla sua scelta rivoluzionaria. Le conclusioni sembreranno paradossali a molti lettori, avverte l’autore nel presenta il suo lavoro: le due visioni della vita e del mondo mostrano infatti molti punti di convergenza, la componente etica rivela la stessa forza in entrambe.
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